Attrezzature interne da cucina. Tanti accessori adatti a tutte le esigenze!



In ogni casa la cucina non può proprio mancare, ma il momento dell’acquisto, sia dal punto di vista progettuale che economico, è molto impegnativo e richiede una serie di attenzioni davvero non indifferente. Ci sono ormai migliaia di varianti, di possibilità, di scelte che possono far si che la nostra cucina ci piaccia e ci sia utile o che al contrario non rispecchi le nostre esigenze ed i nostri gusti. Per arrivare preparati di fronte al proprio rivenditore o progettista di fiducia è dunque utile porsi prima una serie di domande su tutto quanto ci necessita e su che cosa desideriamo avere nell’arredo probabilmente più dispendioso e utile della nostra intera abitazione.

La prassi è ormai nota a tutti: Si parte dal progetto complessivo della casa, si calcolano gli ingombri, si decide la migliore disposizione della nostra cucina, ne definiamo lo stile, il colore, le rifiniture, dopodiché provvediamo ad effettuare una cernita relativa agli elettrodomestici. Questa è, più o meno la procedura che tutti seguono. Vi è però un aspetto, altrettanto importante di quegli appena elencati, che è da tenere nella massima considerazione e che invece spesso viene lasciato in secondo piano, se non talvolta, addirittura dimenticato: quello delle attrezzature e della disposizione interna dei nostri mobili da cucina.

 

Cassetto interno a cestello estraibile, corredato di porta posate

 

Come decidere l’attrezzatura interna e gli accessori della propria cucina

Le moderne cucine componibili infatti, prevedono una infinità di disposizioni interne ed un’altrettanto ampia gamma di attrezzature ed accessori nati allo scopo di facilitare l’uso dei mobili stessi e degli elettrodomestici in essi ospitati. Per procedere alla loro scelta è necessario però prima aver perfettamente appurato alcuni punti indispensabili da conoscere, in modo da non fare errori.

  1. Gli attacchi di acqua e gas sono già predisposti? Per una progettazione corretta dell’interno di una cucina componibile, così come della sua “disposizione” nell’ambiente, è fondamentale infatti individuare la posizione esatta di entrambi, in quanto essi sono vincolanti rispetto alla sistemazione dei blocchi cottura e lavaggio, così come, di conseguenza, degli accessori che è possibile abbinare ad essi. Il caso più emblematico a tal proposito è senza dubbio quello relativo alle dimensioni del lavello il quale, se potrà essere allocato adeguatamente -sia per posizione che per dimensione- potrà di conseguenza contenere accessori importanti come cestelli e secchi per la raccolta differenziata. Al contrario se esso dovrà necessariamente essere contenuto in dimensioni e inserito in posizioni definite e obbligate, chi si troverà ad usarlo dovrà probabilmente fare a meno di taluni di questi accessori.
  2. Lo spazio è ampio o ridotto? Conviene sempre valutare l’opportunità di inserire o meno certi accessori e attrezzature interne alla cucina, a seconda delle dimensioni che si hanno a disposizione: tanti elementi che nascono per facilitare l’uso dei mobili da cucina, sono fatti proprio per permetterne un utilizzo dove c’è lo spazio necessario per farlo. Tentare di inserire certi accessori in ambienti troppo stretti o in mobili ridotti in quanto a dimensioni risulta spesso molto controproducente. Meglio in questi casi fare a meno di qualcosa che a prima vista ci appare “geniale”, piuttosto che “addensare” di “contenuti tecnici” un arredo che non è adatto a poterli contenere.
  3. L’accessorio da cucina che ci piacerebbe inserire ci sarà davvero utile o occuperà solo dello spazio che potremmo usare diversamente?

    Accessori interni per mobile sotto-lavello a due cestoni

    Ci sono infatti tante situazioni in cui è meglio rinunciare al proprio desiderio di tecnologia piuttosto che rischiare di non poterla o saperla utilizzare al meglio. Bisogna per questo far molta attenzione a ciò che si acquista e a come abbiamo intenzione di utilizzarlo. Un esempio su tutti: lo scolapiatti. Quanti di noi acquistano uno scolapiatti nonostante la consapevolezza che non lo utilizzeremo quasi mai per riporvi i piatti bagnati ? Spesso ciò avviene perché si considera comunque utile l’avere sempre a portata di mano tutti i piatti ed i bicchieri da usarsi tutti i giorni, ma non sempre è così. Si tratta dunque di una questione di abitudini e di punti di vista. Quando si parla di cucine componibili, come di qualsiasi altro tipo di arredo, non tutto va bene per tutti e viceversa. Per questo è necessario farsi queste famose “domande” che stiamo proprio adesso elencando.

  4. Necessitiamo più di “piani d’appoggio” o di “contenitori funzionali”? Ogni cucina deve poter svolgere numerose funzioni, a volte molto diverse fra loro, a secondo del nostro modo di utilizzarla. Se ad esempio si possiedono tante stoviglie, si avrà bisogno di un maggior numero di contenitori, mentre se si è abituati a cucinare piatti che necessitano di molto spazio per essere realizzati (come la pasta fatta in casa o altri), avremo più bisogno di piani d’appoggio. Per ogni specifica necessità sono oggi disponibili numerosi accessori capaci di migliorare sia il contenimento degli oggetti e degli alimenti sia il loro uso durante le operazioni di cucina. Per ognuno di essi è necessario però uno spazio specifico che è indispensabile definire a priori con il proprio rivenditore di fiducia o col proprio progettista.
  5. Preferiamo possedere una cappa “estetica” a libera installazione (ad esempio in acciaio), o una da “incasso”? Chiunque progetta cucine per professione sa che esiste una notevole differenza in termini di spazio interno e di “immagine” fra questi due tipi di cappe. Se la cappa è infatti “interna al mobile”, ovvero “da incasso”, essa si configura come un’attrezzatura interna da cucina a tutti gli effetti, non in quanto “elettrodomestico” in se, ma in quanto “contenitore speciale” avente delle specifiche caratteristiche. Si tratta quindi di una scelta dunque davvero importante da fare, in quanto capace di determinare i due aspetti più essenziali di ogni cucina, ovvero quello estetico e quello funzionale. Taluni, ad esempio, determinano tale scelta a secondo della presenza o meno nella stanza del tubo di evacuazione dei fumi.

    Cestone da 90 con divisori per piatti o stoviglie

    Nel caso della cappa da incasso, infatti, il tubo si sfiato può essere in qualche modo celato fra pensili, specie qualora non si trovasse nelle immediate vicinanze della cappa stessa. In questo caso però è importante sapere che esistono ormai in commercio dei modelli di cappa molto efficienti che, essendo dotati di gruppo filtrante e di elettro-ventilatore potenziato, possono davvero fare anche a meno del relativo tubo di sfiato. Per ciò che concerne le cappe da incasso, le attrezzature interne dedicate sono relativamente poche e si limitano quasi sempre ad una serie di vani intervallati da dei ripiani, che vengono posizionati sopra e lateralmente (ove possibile) al motore ed al tubo di sfiato. Questi vani, pur essendo semplici e quasi sempre privi di accessori specifici, si rivelano in realtà spesso indispensabili ad una buona conduzione della mobilia da cucina. La loro posizione (proprio sopra al piano di cottura) infatti li rende molto utili per tutti quegli oggetti o alimenti che possono risultare assolutamente necessari mentre si stanno cuocendo le pietanze.

  6. Cosa è meglio fra ante, cassetti e cestelli? Questo, che oggi è quasi ormai considerato un dilemma relativo più che altro all’estetica della cucina componibile che si sta progettando, è in verità un aspetto più vicino a quelle che sono le funzioni specifiche della mobilia. Stiamo parlando infatti comunque di elementi contenitori che, pur differenziandosi per il loro sistema di apertura, sono in ogni caso da utilizzare per riporvi qualcosa: è questo “qualcosa” il motivo che deve risultare determinante nella scelta perché, come vedremo bene all’interno di questo articolo, ogni oggetto, ogni alimento ed ogni suppellettile si intenda conservare in cucina, ha una maniera migliore di altre per essere riposto e per essere posizionato come immediatamente pronto all’uso quando ne avremo bisogno. Anche se è dunque vero che l’estetica di una cucina può essere decisa anche tramite l’inserimento di ante o di cestelli, la prima cosa che è da tenere maggiormente in considerazione è senza dubbio quella relativo all’uso che ci troveremo a fare di tali differenti elementi.
  7. Basi, pensili e colonne: cosa è più adatto per noi? Tutte le cucine componibili moderne sono accomunate da alcune misure che, per ottenere il massimo dell’ergonomia ed il maggior contenimento, si ripetono ormai pressoché identiche in ogni modello.

    Base da 90 con cassetto interno e porta posate in metallo rivestito in legno

    Succede così che i mobili da cucina possiedono al giorno d’oggi delle misure “standard” che si traducono in altezze predefinite, profondità calcolate al millimetro per ottenere il massimo della praticità, nonché larghezze “modulari” che, grazie proprio alla grande componibilità di cui sono dotati la maggior parte dei modelli di cucina, permettono di riempire ogni spazio a disposizione. Proprio per questo motivo, ognuno dei mobili che compongono le nostre cucine possiede però delle caratteristiche intrinseche: i pensili sono ad esempio meno profondi e si sviluppano in altezza, perciò si prestano meglio a contenere oggetti piccoli e piuttosto leggeri. Le basi al contrario, essendo molto più profonde e poggiate in terra si adattano perfettamente ad alloggiare anche oggetti voluminosi come le pentole più grosse e pesanti. Le “colonne” invece, quando non contengono elettrodomestici, sono da preferirsi per inserirvi tutte quelle cose che, pur essendo molto alte o voluminose, richiedono di essere sempre a portata di mano. Ecco: per ognuno di queste tipologie di elementi esistono delle specifiche attrezzature interne che permettono un miglior sfruttamento delle dimensioni e delle proporzioni di cui sono dotate.

  8. Come bilanciare ed adattare alle proprie esigenze i volumi interni della nostra cucina componibile ? Principalmente calcolando con esattezza ciò che ci serve, ciò che avremo da riporre e facendo in modo che al variare delle nostre esigenze sia possibile cambiare anche la relativa disposizione interna dei nostri mobili. Se si è amanti della buona cucina ad esempio, si avrà bisogno di uno spazio specifico dove posizionare, oltre alle normali posate,  una serie specifica di strumenti (come i mestoli e i matterelli) che ci saranno utili durante le operazioni culinarie. Se possediamo molti piccoli elettrodomestici invece, oltre a pensare dove alloggiarli quando non li usiamo, dovremo capire se possediamo sufficiente piano d’appoggio dove poterli adoprare o se invece, è necessario utilizzare proprio l’interno della nostra cucina per crearci i piani d’appoggio che ci servono.

 

Obbiettivo ergonomia

Quando si cucina tutto il necessario deve essere sempre a portata di mano

Ogni domanda che abbiamo finora elencato, serve principalmente ad uno scopo ben preciso, migliorare le condizioni d’uso dei nostri mobili da cucina, ovvero migliorarne “l’ergonomia”. Ma cosa significa questo termine esattamente? Citiamo brevemente uno dei più popolari  dizionari enciclopedici presenti in rete, ovvero Wikipedia: ” L’ergonomia è quella scienza che si occupa dell’interazione tra gli elementi di un sistema (umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono progettati, allo scopo di migliorare la soddisfazione dell’utente e l’insieme delle prestazioni del sistema. In pratica è quella scienza che si occupa dello studio dell’interazione tra individui, oggetti e tecnologie.” Tutto ciò permette di comprendere perfettamente quanto questa, che è dunque una vera e propria “scienza”, risulti utile in ambienti come la cucina in cui l’essere umano “soggiorna”, ma principalmente “lavora” alla preparazione dei cibi e allo svolgimento di tutte le operazioni conseguenti. L’ergonomia in cucina si ottiene essenzialmente in due maniere:

  1.  Tramite la progettazione sia degli elementi singoli (altezza, profondità ecc.), sia della composizione complessiva dell’insieme degli elementi.
  2. Tramite la previsione di quale sarà l’utilizzo ottimale dei vari mobili che compongono la cucina stessa.

Una cucina realmente ergonomica è dunque quella che, oltre ad essere progettata adeguatamente per lo spazio a cui viene destinata, prende in considerazione dettagliatamente tutte le funzioni che essa deve svolgere, a partire da quelle relative al cosiddetto “contenimento” fino ad arrivare a quelle specifiche relative proprio all’uso dei mobili stessi. In questo senso è dunque necessaria una sorta di evoluzione del pensiero comune, che consenta a tutti di considerare i mobili da cucina non solo dei semplici “contenitori”, bensì dei veri e propri “oggetti d’uso ” che possono risultarci particolarmente utili durante la preparazione dei cibi.

Tralasciando quindi quelli che sono dunque gli aspetti relativi alla progettazione vera e propria (temi che avremo del resto più volte occasione di affrontare in questi nostri articoli), proviamo adesso ad esaminare quelle che sono le più importanti attrezzature con cui possono essere attrezzate le nostre cucine componibili.

I ripiani interni

Si tratta senza dubbio della maniera più semplice e comune con cui attrezzare la propria cucina componibile moderna.

Ripiani interni a colonna dispensa angolare

Gli elementi che la compongono sono infatti delle sorte di “scatole vuote” in cui, per poterne sfruttare al meglio l’altezza per riporvi delle cose, è necessario inserire dei ripiani. Essi sono solitamente costituiti da delle assi di legno o laminato, che vengono fissati in modo da creare dei vani di un’altezza variabile da un minimo di 20 ad un massimo di 40 cm. Ne esistono anche versioni in vetro, in metallo e modelli in cui gli stessi ripiani sono dotati di un bordo rialzato frontale (quasi sempre in metallo) che serve per evitare la caduta in avanti degli oggetti poggiativi sopra. Nelle cucine moderne di qualità i ripiani vengono inseriti all’interno dei mobili tramite degli specifici spinotti (detti reggi-piani) che li uniscono alla scocca. Un tempo infatti i ripiani interni delle cucine venivano semplicemente appoggiati su dei perni e tenuti fermi nella loro posizione dal loro stesso peso e da quello delle cose che vi venivano poggiate sopra. Per migliorare la sicurezza dei mobili (specie nei confronti dei bambini) si è deciso di dotare le assi orizzontali interne delle cucine di reggi-piani detti “antiribaltamento”, i quali consentono un loro fissaggio estremamente efficace alle scocche dei mobili. Nella maggior parte dei casi i reggi-piani anti ribaltamento non sono altro che dei perni meccanizzati i quali, tramite una molla comandata da una linguetta, fuoriescono dal ripiano solo quando quest’ultimo si trova a combaciare con i quattro fori presenti sui fianchi della scocca destinata a contenerlo. Vi sono in commercio cucine che sui loro fianchi sono dotate di tre o più serie di fori, in maniera da poter permettere una regolazione in altezza del ripiano che vi viene alloggiato. La maggior parte delle aziende però fornisce solitamente una sola serie di fori per ogni ripiano in modo che i fianchi dei mobiletti si presentino più integri e puliti. In questi casi i ripiani interni possono comunque essere facilmente spostati operando in modo artigianale un’ulteriore serie di fori nella posizione ove si intende spostare il ripiano stesso.

Ripiani interni a pensile da cucina con apertura “vasistas”

Nonostante il loro utilizzo sia antico come l’esistenza stessa dell’arredamento nelle vite degli esseri umani, questa tipologia di attrezzatura rimane, come abbiamo detto, la più diffusa in assoluto. Questo sistema di contenimento è infatti semplice da costruire, comodo, economico e per questo preferito in tutti quei casi in cui non si desidera fornire la propria cucina di accessori capaci di aumentarne il costo.

Si tratta di un accessorio interno che può essere utilizzato “a giorno”, ovvero privo di chiusure, oppure posto all’interno di tutti quei mobili che sono dotati di ante a battente, a ribalta, a soffietto e vasistas. I ripiani sono gli accessori più presenti dentro gli elementi “pensili” delle cucine, in quanto la loro profondità, ridotta (35 cm circa) per permettere una migliore ergonomia, si presta particolarmente a contenere tutte quelle cose come stoviglie, piatti, scatole, alimentari eccetera che, essendo di piccole dimensioni, risultano particolarmente facili da riporre e usare su di un piano poco profondo. I ripiani però possono essere tranquillamente presenti anche sui mobili “base” e sulle colonne “dispensa” delle cucine componibili. In questo caso però la maggiore profondità di tali elementi (circa 60/65 cm) rende i loro ripiani interni particolarmente adatti solo a quegli oggetti, come pentole o piccoli elettrodomestici, che per il loro notevole volume non possono essere riposti altrove. E’ bene precisare infatti che i mobili più profondi, quando sono dotati di semplici ripiani, possono presentare numerosi problemi. Il più comune e conosciuto è quello relativo alle basi in cui, se si depositano oggetti troppo piccoli, si può avere il problema di trovarli immediatamente perché nascosti da quelli posizionati più avanti. A differenza di ciò che avviene con i cassetti ed i cestelli, i mobili bassi dotati di ripiani in cucina costringono le persone a doversi chinare per poter vedere completamente ciò che contengono. La stessa cosa avviene, pure se in misura minore anche nelle colonne dispensa le quali, essendo ovviamente più alte, permettono di avere una visuale più comoda del loro contenuto. Quando ci si trova però di fronte a colonne particolarmente strette (30 cm o meno) il problema della visibilità interna al mobile diventa addirittura più evidente. Per questo motivo, sono state inventate soluzione tecnologiche capaci di ovviare egregiamente alla difficoltà di utilizzo di tali mobili.

Cassetti di altezza diversa possono consentire una migliore separazione dello spazio interno al mobile da cucina.

 

La cassettiera

La seconda tipologia di accessorio interno più comune è senza dubbio quella dei cassetti. Tecnicamente, nelle cucine componibili si parla di “cassetti” tutte le volte che si ha a che fare con degli elementi estraibili su guide aventi un ‘altezza variabile fra i 10 e i 30 cm.  Da quest’altezza in poi tali elementi vengono chiamati “cestelli”, o “cestoni”. Si tratta probabilmente dell’elemento della cucina componibile moderna ad aver subito la più profonda evoluzione tecnologica degli ultimi 40/50 anni. Fino agli anni ’80 infatti i cassetti da cucina erano realizzati più o meno come quelli di qualsiasi altro mobile, ovvero erano realizzati in legno e scorrevano su dei sottili listelli che erano fissati alle scocche delle “basi” che gli ospitavano. Già a partire dai primi anni ’80 però, ci si è resi conto che tale costruzione, pur essendo la più comune e tradizionale, rispondeva solo in parte alle sollecitazioni che dovevano subire i moderni mobili da cucina in termini di uso quotidiano. Le sponde in legno infatti non resistevano troppo bene agli urti ed all’umidità tipici dell’ambiente cucina; le piccole guide in legno poi, ovviamente si consumavano troppo rapidamente per poter essere aperte un numero sufficiente di volte. Le principali aziende produttrici cominciarono allora a fornire i cassetti di guide metalliche speciali, le quali altro non erano che dei meccanismi dotati di cuscinetti a sfera che, scorrendo uno sull’altro, permettevano un uso ben più comodo e duraturo dei precedenti tipi di cassetti da cucina. Si trattò di un’innovazione tecnologica notevolissima della quale ancora oggi si sentono gli effetti. L’utilizzo delle guide metalliche, rendeva i cassetti particolarmente robusti e resistenti, tanto da far pensare alla possibilità di utilizzare questi elementi estraibili anche per costruire dei “cassettoni” ben più ampi di come erano stati realizzati fino a quel momento e capaci di contenere oggetti anche molto pesanti come le pentole o le pile dei piatti. Rimaneva però il problema degli urti. Le sponde in legno dei cassetti infatti, pur essendo esteticamente piacevoli, risultavano un po’ troppo delicate per poter essere riempite di posate in metallo, piatti o pentole, senza che si sciupassero. Il risultato era che, i cassetti erano sì molto belli, ma rimanevano ammaccati quasi subito durante il loro normale uso. Fu a quel punto che a qualcuno venne in mente di trasformare le loro guide metalliche in delle vere e proprie “sponde” che una volta applicate al loro frontale, permettevano addirittura di regolare l’altezza e la perfetta messa in piano del frontale stesso. Internamente infatti adesso, i cassetti di ogni cucina componibile sono realizzati in acciaio e le loro guide metalliche ne fanno parte integrante allo scopo di ottenere un prodotto davvero molto resistente e duraturo.

I cassetti possono caratterizzare una cucina sia internamente che esternamente. Il loro segno orizzontale infatti interrompe le linee a volte troppo monotone delle cucine componibili.

Essi possono essere utilizzati senza alcun problema per riporre, posate in metallo, mestoli, tovaglie, ecc. E, a seconda della loro altezza, anche degli alimentari e dello scatolame. Il loro frontale misura solitamente 18 cm (ovvero la quarta parte di un mobile alto interamente 72 cm) però, come detto all’inizio, esistono in commercio anche in misure diverse in modo da adattarsi ad ogni utilizzo. Il più comune è quello che ne prevede l’uso sotto forma di “cassettiera”, ovvero di un unico mobile “base” dotato solitamente di 4 cassetti. Questa loro disposizione è probabilmente la preferita dalla maggior parte degli utenti, perché permette di racchiudere all’interno di un unico mobile tutti quegli oggetti (come appunto le posate, i mestoli, le istruzioni degli elettrodomestici e i tovaglioli con le tovaglie) che altrove darebbero fastidio per lo spazio che occuperebbero e oltretutto sarebbero difficili da trovare. La larghezza di un mobile cassettiera può variare a seconda del modello e della disponibilità produttiva di ogni singola azienda di cucine, in linea di massima però si possono trovare per la maggior parte dei modelli cassetti larghi 30, 40, 45, 60, 90  e addirittura 120 cm. Questa ampia gamma di misure consente di poter alloggiare un mobile a cassetti anche in cucine di dimensioni molto diverse. Il loro uso interno però differisce un po’ a seconda della misura perché, mentre per una cassettiera molto piccola (tipo 30 cm) il problema è quello di alloggiare tutto quanto serve posizionare nei cassetti in cucina, per quelle molto grandi (come quelle di 90 cm) si presenta il problema contrario, ovvero quello di posizionare le cose senza che esse si “perdano” all’interno del cassetto. Per questo motivo, forse le larghezze più comuni e preferite per ogni mobile a cassetti da cucina sono i 45 ed i 60 cm, perché al loro interno è facile posizionarvi tranquillamente le cose più importanti come le posate e le tovaglie.

Il portaposate

Da sempre strettamente legato all’uso dei cassetti in cucina, il cosiddetto “porta-posate” non è altro che un separatore interno ad uno o più cassetti, avente la funzione di suddividere per tipo le diverse posate che si utilizzano per pranzare e per cucinare, ovvero le forchette, i coltelli da tavola, i cucchiai, i cucchiaini, i mestoli ed i coltelli da cucina. Il suo utilizzo è lo stesso fin da quando si è iniziato a produrre questo accessorio, ovvero dagli anni ’50, epoca in cui questi divisori fecero la loro prima comparsa all’interno del cassetto che stava a quel tempo ancora sotto al tavolo allungabile in “Formica” presente quasi in ogni cucina.

Cassetto da 90 cm con porta posate a separazioni oblique. Una differente suddivisioni dello spazio che tiene conto della forma dei vari accessori.

I primi porta posate erano realizzati in legno, ma per ovvi motivi di praticità e di uso, appena si diffuse la plastica anche questi accessori, che dovevano garantire il massimo dell’igiene e della resistenza, iniziarono ad essere fabbricati in questo utile materiale. Ancora oggi i porta posate in plastica sono i più comuni da trovare ed i più usati. Tant’è vero che ne esistono di tutte le misure e per tutti i cassetti e taluni di questi sono addirittura prodotti in maniera da poter essere specificatamente adattati all’interno del cassetto a cui sono destinati.

La forma del porta posate è rimasta per anni più o meno la stessa. Tramite questo accessorio il cassetto veniva infatti suddiviso in 5 piccoli vani: uno più grande, a sinistra, per riporvi i mestoli ed i coltelli da cucina, uno piccolo in basso dove posizionare i cucchiaini e tre subito sopra a quest’ultimo, in cui possono esser messi i coltelli da tavola, le forchette ed i cucchiai. Come appare abbastanza evidente, da un po’ di tempo a questa parte questa suddivisione è diventata inadeguata a causa del gran numero di coltelli da cucina, di forchettoni e di mestoli che oramai albergano in ogni cucina componibile che si rispetti.  Per ovviare a questo problema si preferisce infatti adesso optare per dei cassetti più grandi di quelli finora considerati normali da 45 cm, oppure per fornire addirittura due cassetti dell’accessorio porta posate anziché uno. In un cassetto da 60 cm o oltre, ad esempio, i vari scompartimenti possono essere posizionati in maniera diversa dal solito, potendo così contenere tutto quanto può servire in un unica parte della cassettiera.

Attualmente i portaposate esistono in modelli molto diversi fra loro. Quelli in plastica, ad esempio, possono avere lo stesso colore delle sponde del cassetto e sono adesso disponibili, sia nella tradizionale versione in cui i divisori sono posti in modo longitudinale al cassetto, sia in varianti più “evolute” in cui gli scomparti sono posizionati in maniera obliqua. Tale forma innovativa ha lo scopo di creare nel cassetto anche spazi di forma più “quadrata” al posto dei soliti “settori” stretti e lunghi a cui siamo abituati.

Porta posate in listellare di legno massello, scavato e trattato con oli naturali

Questo tipo di porta posate è da preferirsi quando si prevede di utilizzare il cassetto porta posate anche per riporvi accessori di forma più particolare come lo spremi-agrumi, i coppa-pasta e il colino.  La migliore situazione possibile in cui alloggiare ed utilizzare un porta posate in cucina, è ovviamente quella che prevede il suo inserimento in un grande cassetto, da 90 0 120 cm, posto magari proprio sotto al piano cottura o nelle immediate vicinanze di questo, una posizione grazie alla quale poter avere sempre subito a portata di mano tutto ciò che può risultare indispensabile per cucinare o per apparecchiare la tavola.

Nel caso però le dimensioni della nostra cucina non permettessero l’inserimento di un cassetto molto grande, si può sempre optare per utilizzarne due, più piccoli, posizionandoli nei primi due cassetti in alto della nostra cassettiera. I porta-posate, oltre ad esse disponibili in più misure, esistono in commercio anche in materiali molto più preziosi ed eleganti della plastica, come ad esempio il legno o il metallo. I più popolari fra questi sono quelli accessori che vengono realizzati in legno massello (legno listellare, per evitare che si imbarchino), in modo che possano tranquillamente resistere all’umidità e  sopportare meglio gli urti delle posate. Si tratta specificatamente di assi in legno massello che attraverso degli appositi macchinari vengono “scavati” in maniera da ricavarne le nicchie necessarie per riporvi le cose. Una volta lavorato il portaposate in legno viene trattato con degli specifici olii naturali (sulla falsa riga di ciò che avviene anche per il parquet) in maniera da impermeabilizzarne le superfici.  Il costo di questi accessori è ovviamente abbastanza più alto di quello di un normale portaposate, ma la sua eleganza e la sua bellezza sono senza dubbio nettamente superiori.

Porta posate in metallo con rivestimento in vero legno impiallacciato

Gli ultimi ad essersi affacciati sul mercato sono i porta posate con divisori in metallo. In questo caso stiamo ovviamente parlando di accessori destinati alle cucina di gamma e qualità più alta. Il loro costo può infatti superare anche i 200 euro a seconda della misura e della rifinitura.  Essi sono caratterizzati da delle sottili lame divisorie che, a seconda dei modelli possono avere il colore stesso del metallo del cassetto, oppure essere rivestite in legno in modo da renderle ancora più eleganti e piacevoli alla vista. In molti casi vengono realizzati insieme al cassetto stesso che è destinato a contenere questi accessori, in altri casi invece possono essere inseriti in un secondo momento. A parte la loro bellezza, il loro più notevole pregio è quello di riuscire a sfruttare quasi completamente lo spazio interno al cassetto, grazie soprattutto alla forma molto sottile con cui sono realizzati i suoi divisori. Questo consente, oltre che a riporre ovviamente un numero maggiore di posate, anche di poter alloggiare più facilmente anche gli accessori da cucina più voluminosi come la Frusta o il Mestolo “Punch”. Taluni utilizzano questo modello di accessorio anche per riporvi i piccoli barattoli delle spezie. Ciò è possibile perché, a differenza di ciò che avviene per gli altri tipi di porta posate in legno o plastica, il fondo di questo è “piatto” e quindi può essere usato per poggiarvi qualsiasi cosa che abbia un altezza non superiore a quella del cassetto.

Chi potrà permettersi questo bellissimo tipo di accessorio dovrà comunque averne un’adeguata cura perché, sia i modelli rivestiti in legno, sia quelli in metallo verniciato, non sono difficili da danneggiare con un utilizzo non troppo accorto. Per questo motivo, chi desidera possedere un porta posate in metallo, ma non vuole avere la necessità di farci la dovuta attenzione, può sempre optare per i modelli realizzati in acciaio inox i quali, pur essendo molto meno eleganti, si prestano maggiormente ad un uso intensivo.

I porta coltelli o i porta accessori

Diretta emanazione dei porta posate in legno massello, questi interessanti accessori differiscono da tutti gli altri in quanto non sono dei semplici contenitori, bensì delle vere e proprie “raccolte di utensili”.

Questi porta posate infatti, a differenza degli altri arrivano nelle cucine di chi gli ha acquistati, già completi dei vari strumenti come coltelli, sbuccia patate, mestoli, colini e chi più ne ha più ne metta. Vengono prodotti appositamente per il modello di cassetto che è destinato a contenerli e per questo motivo devono essere necessariamente acquistati insieme alla cucina oppure immediatamente dopo. Le aziende produttrici di questa tipologia di gruppo di accessori sono numerose e sono quasi sempre rigorosamente italiane.

Cassetto interno da 60 cm con porta accessori completo di utensili

Ne esistono principalmente di due tipi: quelli che contengono svariati tipi di utensili da cucina e quelli invece che vengono forniti con la gamma completa di tutti i coltelli che possono risultare utili durante la preparazione dei cibi.

La misura di questi porta accessori può variare da quelli fatti apposta per essere contenuti in un cassetto da 45, a quelli fatti per i cassetti ben più grandi, come quelli da 90 o addirittura 120 cm.

Proprio come accade per i porta posate in legno massello anche questi, almeno nei modelli più diffusi e comuni, vengono prodotti “pantografando” con appositi macchinari dei grossi pezzi di legno massello “listellare”. Anche in questo caso, una volta lavorati, i pezzi di legno vengono trattati con dell’olio impermeabilizzante che può essere anche aromatizzato. A differenza di ciò che avviene per i normali porta posate, queste “raccolte di utensili” non vengono però sagomati per formare delle nicchie capaci di contenere ogni tipo di posata, bensì lavorati proprio per alloggiarvi quello specifico modello di utensile che vi è stato destinato. Una sagoma per lo schiaccianoci, una per l’apri-bottiglia, una per la rotella, uno per i coppa-pasta e così via.  La cosa interessante è che nel produrre queste “forme” viene tenuta presente anche la possibilità di dover in futuro sostituire qualche utensile di quelli forniti inizialmente, magari perché rotto o usurato: la forma che viene impressa nel massello infatti considera già la sagoma della maggior parte degli utensili che si trovano in commercio, in maniera che non si abbia mai difficoltà a sostituirne qualcuno. Qualora però si rendesse necessario un cambiamento al contenitore, essendo quest’ultimo realizzato in massello, sarà comunque possibile in qualsiasi momento far effettuare ad un falegname una modifica alle singole sagome pantografate in modo da potervi alloggiare qualsiasi altro tipo di utensile.

Porta coltelli in massello per cassetto da cucina di 60 cm

Uno dei porta accessori di questo tipo più interessante e particolare è senza dubbio il cosiddetto “porta coltelli”. Si tratta in questo caso di un accessorio di tipo molto “professionale” che non manca mai di affascinare chi nella propria cucina si diletta nella sempre più praticata “arte culinaria”. E’ una raccolta che comprende tutti i tipi di coltelli che possono risultare utili per cucinare ovvero quello grande per rompere le ossa, quello per il pane, quello per sfilettare, il coltello per il prosciutto per il formaggio ecc. Completano quasi sempre il gruppo altri utili utensili come le forbici per il pollo o il forchettone per gli arrosti e, nelle versioni più grandi è possibile trovare anche l’acciarino per affilare.

Il prezzo di questi eccezionali accessori varia molto dalla loro dimensione e dal numero di utensili in essi contenuti, ma rimane ovviamente in quegli che sono gli ambiti relativi alle cucine di gamma elevata, anche se possiamo tranquillamente dire che per una raccolta completa di buona qualità sono sufficienti dai 200 ai 350 euro; un prezzo molto buono, specie se si considera che esso, ovviamente, comprende sia il costo degli utensili che del loro bel contenitore in legno massello. La versione più usata e comune da trovare è quella che gli vede abbinati ad un porta posate “normale” dello stesso modello: in questo modo si può infatti contare su di un primo cassetto contenente tutte le posate da tavolo, mentre nel secondo potremmo trovare i nostri utensili da cucina ben disposti e subito pronti all’uso.

I cestoni orizzontali anche detti “cassettoni”

Questa di cui stiamo per parlare è un’attrezzatura che è presente sul mercato da un tempo relativamente recente. La comparsa dei cassettoni o cestoni da cucina infatti è avvenuta quando, agli inizi degli anni ’80, si è iniziato a fornire i cassetti dei mobili “bassi” da cucina con delle solide e funzionali guide metalliche al posto di quelle tradizionali in legno, che da centinaia di anni erano presenti in ogni mobile dotati di cassetti o stipetti estraibili.

Basi dotate di cestoni con differenti altezze

La capacità di queste guide -scorrevoli su dei cuscinetti metallici- di poter supportare un peso anche molto notevole pur mantenendo inalterata la loro facilità di apertura, ha infatti suggerito ai produttori di cucine componibili di utilizzarle anche per fabbricare dei cassetti più alti e voluminosi, in cui potevano trovar posto anche gli oggetti più pesanti presenti in ogni “base” da cucina. L’innovazione è stata fondamentale: a partire da quel punto infatti sia il design che lo stesse modalità di uso delle cucine componibili sono andati via via modificandosi fino ad arrivare a quelle che sono i mobili da cucina che possono si trovare in qualunque negozio. In breve tempo, infatti, già dagli anni ’80 si è passati dal costruire i cassetti ed i cestoni in legno dotati di guide metalliche, a fabbricare dei telai in solido metallo in cui le sponde dei cassetti erano tutt’uno con le loro guide. Questa modalità costruttiva, utilizzata ancora oggi, ha consentito di creare cassetti e cestoni da cucina sempre più grandi fino ad arrivare addirittura ai 150 o ai 180 cm di larghezza. In verità infatti, anche se i cestoni più usati sono ancora quelli di dimensioni più “normali” come il 45 cm il 60 cm ed il 90 cm, non mancano più le occasioni in cui, in una bella cucina componibile di dimensioni più generose, può tranquillamente capitare di inserire dei cestoni larghi 120 o più centimetri.

Cestoni da 120 cm di larghezza con divisori longitudinali

Come abbiamo detto bisogna pensare al cestone come fosse un cassetto più alto. Si considerano infatti “cestoni” tutti quei cassetti estraibili che in cucina possiedono un frontale alto almeno più di 30 cm. Anche a livello costruttivo i cestoni sono del tutto simili ai cassetti, infatti differiscono quasi sempre da quest’ultimi solo per l’altezza della sponda posteriore (che deve essere alta poco meno del frontale per impedire alle cose di cadere all’indietro) e per la presenza di due listelli laterali che sono posizionati sopra alle sponde,  proprio per far si che le cose non cadano lateralmente. I cestoni infatti, come abbiamo già accennato, sono dei cassetti destinati alle cose più voluminose e pesanti, come le pentole, le stoviglie da tavola, i piccoli elettrodomestici e tutte quelle cose che per i più disparati motivi, sono scomodi o impossibili da inserire all’interno di un’anta o di un cassetto di altezza normale. Per alcuni oggetti infatti, come le pentole e le pile dei piatti, i cestoni sono davvero di una comodità inaudita. Essi permettono di poter vedere immediatamente il contenuto del mobile “base” in cui sono inseriti senza far alcuno sforzo e consentono altresì di spostare le cose che si trovano davanti, evitando di doversi piegare troppo. Tutto questo, proprio al fine di scorgere e poter prendere comodamente le cose che si sono riposte nella parte posteriore del mobile “base”, al contrario di come si è costrutti a fare in un mobile altrettanto profondo ma dotato di sportelli. E’ difatti la profondità dei mobili base la problematica che questo tipo di accessorio intende brillantemente superare. Come abbiamo detto infatti i cestelli sono accessori predisposti solo per i mobili “bassi” delle cucine componibili perché questi, essendo profondi 60 cm ed anche di più, creano oggettivamente delle difficoltà ad essere usati per riporvi degli oggetti nella loro parte posteriore e poterli estrarre comodamente. E questo avviene sia per gli oggetti voluminosi che per quelli più piccoli!

Per comprendere al meglio questo concetto, poniamo il caso che si debba stipare una grossa quantità di scatole o barattoli all’interno di un mobile “base”. Indipendentemente dalla sua larghezza e dalle dimensioni degli oggetti che intendiamo riporvi, la profondità del mobile costringerà sempre chi lo utilizza a degli sforzi non indifferenti. Con un cestone ogni problema è in questo senso evitato: esso si estrae infatti quasi completamente e una volta aperto rende immediatamente disponibili le cose in esso contenute, senza doversi chinare troppo e dover spostare alcun che. In questo tipo di mobile infatti è importante avere l’accortezza di non posizionarvi oggetti troppo bassi ed eccessivamente soprammessi gli uni agli altri, ma una volta usata tale precauzione l’uso di questo accessorio, divenuto in cucina oramai fondamentale, sarà davvero molto facile e utile. Oltretutto, da qualche anno a questa parte, la maggioranza delle cucine di migliore qualità viene dotata di cassetti e cestoni “rallentati”, ovvero forniti con degli speciali meccanismi a molla che, una volta istallati sulle guide, consentono di “ammorbidire” la chiusura, evitando di far sbattere troppo violentemente i frontali contro i mobili su cui sono montati.

Cassettoni e accessori per mobile sotto-lavello

Cestello superiore per sotto-lavello con incavo centrale e vani sfruttabili intorno

Anche se esternamente appaiono come identici ai cassettoni estraibili di cui abbiamo appena parlato, quest’altri importanti accessori differiscono da essi per numerosi aspetti. Pur avendo infatti delle dimensioni perfettamente uguali a quelle dei cestelli “normali”, quelli da sotto-lavello possiedono una forma abbastanza differente. Quello superiore, ad esempio, possiede un incavo centrale vuoto, che consente al cestello di poter scorrere ed essere quindi utilizzato, senza che vada a sbattere contro il lavello stesso o contro i suoi stessi attacchi idraulici. Quella che viene a formarsi è quindi una sorta di “U” rovesciata, che lascia disponibili una serie di vani predisposti per riporre bottiglie di detersivo, straccetti, spugnette, spazzole e tutte quelle cose che sono indispensabili per il lavaggio di piatti e stoviglie. Una soluzione davvero utilissima! Nel caso infatti si opti per un sotto-lavello dotato di ante anziché di cestelli, per riporre queste piccole cose si sarebbe costretti ad utilizzare il ripiano posto in basso sul fondo del mobile, oppure su di un ulteriore ripiano centrale, il quale dovrà essere però a quel punto sagomato in modo da essere posizionato intorno ai tubi idraulici. Essendo il mobile del sotto-lavello una base solitamente dotata delle stesse misure “standard” degli altri mobili bassi (ovvero alto circa 72 cm e largo 60, 90 oppure 120 cm), sotto al cestello “speciale” finora descritto, può tranquillamente esserne alloggiato un altro. In questo caso la sua forma sarà “normale” in quanto non avviene quasi mai che eventuali attacchi a muro, occupino anche dello spazio nella parte inferiore del mobile. Ciò permette quindi un utilizzo che può essere molteplice. La maggior parte delle persone usa questo stipo come contenitore per i detersivi e a volte come deposito per le bottiglie. Il luogo del resto può essere soggetto ad ospitare dell’umidità che può derivare sia dalle piccole perdite idrauliche che a volte interessano i tubi di lavello e lavastoviglie, sia dalla condensa che in qualche caso si forma sui tubi dell’acqua calda. Tale posizione dunque un po’ “particolare”, presente all’interno dei nostri mobili da cucina, ha suggerito a qualcuno di utilizzare questo spazio  per tenervi alloggiata l’immondizia. Chi del resto non possiede un terrazzo sufficientemente grande oppure un ripostiglio areato, è spesso obbligato a tenere la propria spazzatura in casa, almeno per il tempo che passa fino alla sua rimozione.

Secchio da immondizia ad apertura automatica su anta

Inizialmente si posizionava sotto al lavello un unico secchio, il quale poteva venir applicato ad un anta, ad un cestello, oppure essere semplicemente poggiato sul fondo del lavello in posizione libera. Poi, la crescente necessità di differenziare, giustamente i vari tipi di rifiuti, ha reso indispensabile la presenza di più secchi per l’immondizia e questo ha aperto la strada ad un uso più complesso ma consapevolmente utile del mobile sotto lavello. Attualmente i modelli di pattumiera più usati per essere inseriti in cucina sono infatti quelli che prevedono una suddivisione in almeno tre o quattro settori differenti: uno per l’immondizia non differenziata, uno per i rifiuti organici, uno per il cosiddetto “multi-materiale leggero” ed uno per la carta. A parte i primi, che necessitano di uno spazio solitamente limitato, sono gli altri due a creare un po’ più  difficoltà ad essere riposti. I volumi più importanti di carta e plastica infatti, creano diversi problemi a chi non possiede un sotto-lavello di dimensioni adeguate. Inserire difatti quattro o cinque secchi in un mobile di 60 cm (se non addirittura più piccolo) fa si che i volumi contenibili siano veramente irrisori. Per questo motivo, l’utilizzo dei grandi cestoni già predisposti per la raccolta differenziata è divenuta una delle novità più importanti che hanno interessato le attrezzatura delle cucine componibili degli ultimi anni.

Si tratta in pratica di un normale cestone da 90 0 120 cm (anche se esistono versioni da 60 cm, che però contengono poco spazio interno) le quali vengono attrezzati internamente con una rastrelliera in plastica o metallo in cui sono inseriti tre o quattro secchi di dimensioni uguali o diverse a seconda del modello. Ogni secchio è dotato di un coperchio e di una maniglia in modo da consentire una certa igiene ambientale (soprattutto per ciò che concerne gli odori) ed una facilità di estrazione. In questo tipo di accessorio tutto è del resto studiato per essere usato al meglio, è ovvio però che maggiore è lo spazio che si ha a disposizione e maggiore sarà la possibilità di suddividere in modo adeguato l’immondizia.

Un tipo di  rifiuto che ad esempio trova difficilmente posto in un sotto-lavello da 60 o anche 90 cm è il vetro. Un cestone da 90 cm consente infatti il contenimento di soli 3 o al massimo 4 secchi  ed una limitata serie di altri piccoli contenitori da usarsi ad esempio per le pile usate, o la bottiglia dell’olio esausto. Un quarto o quinto capace contenitore, che potrebbe essere utile per riporvi ad esempio la carta o le bottiglie ed i barattoli in vetro vuoti, è però presente quasi sempre solo nei cestoni dei mobili da 120 cm. Una misura di sotto-lavello che talvolta risulta davvero difficile da essere inserita in cucina quando si ha a che fare con stanze di dimensioni “normali”.

Cassetto per sotto-lavello con secchi contenitori per raccolta differenziata

Per questo motivo, per taluni tipi di immondizia più “puliti” come la carta e il vetro il consiglio migliore è quello di usare altri luoghi della cucina o del resto della casa, ove riporli senza occupare molto spazio. Del resto in cucina, l’immondizia più immediata da dover essere allocata è senza dubbio formata dai rifiuti organici, dalla plastica e da quelli indifferenziati, mentre per gli altri ci si può preoccupare un po’ meno.

In ogni caso, la difficoltà più grande rimane comunque in capo a coloro che abitano in zone in cui non sono presenti i tradizionali “cassonetti” e in cui viene svolta di conseguenza la raccolta “porta a porta”. In questi casi infatti l’essere costretti a rimuovere solo settimanalmente la propria immondizia “differenziata”, crea un problema di nuova natura che ha portato progettisti e produttori di cucine componibili a chiedersi, quanto spazio una famiglia “media” è disponibile a destinare in casa ed in cucina per contenere la propria sporcizia, per un intera settimana.

Sulla spinta di queste nuove esigenze si sono già affacciati sul mercato dei nuovi elettrodomestici il cui scopo è quello di migliorare questa situazione destinata con il tempo probabilmente a peggiorare. Si tratta in pratica di piccoli “compattatori” che pressano l’immondizia più presente e voluminosa come l’indifferenziato, la carta, e i rifiuti multi-materiale. Tramite queste macchine il contenuto viene ridotto in piccoli pesanti mattoni di forma cilindrica o cubica, che possono venir immagazzinati con una maggiore facilità. Inutile dire che tali “elettrodomestici” possiedono ancora dei costi davvero proibitivi, senza contare il fatto che le loro dimensioni, possono tranquillamente far pensare che conviene di più destinare tale spazio alla “differenziata” stessa, piuttosto che spendere tanti soldi per ridurne il suo volume.

Un tempo per ridurre il volume ed eliminare gli odori dei rifiuti organici erano diffusi anche in Italia, i cosiddetti “tritarifiuti”, ovvero dei piccoli macchinari che possono essere inseriti proprio nel sotto-lavello e che hanno il compito di triturare i piccoli scarti alimentari che vengono inseriti nella loro apposita piletta.   La legge n.210 di Dicembre 2008 ha però regolamentato il loro uso dichiarando testualmente che : ”E’ ammesso lo smaltimento dei rifiuti organici provenienti dagli scarti dell’alimentazione trattati con dissipatori che ne riducano la massa in particelle sottili, solo a patto che sia accertata l’esistenza di un sistema di depurazione da parte dell’ente gestore del servizio idrico integrato della zona in cui si abita”

Ciò significa che, in pratica, per poter istallare un trita-rifiuti è necessario comprendere se le fognature della propria zona possiedono un collegamento verso un depuratore comunale attivo e funzionante. Solo in tal caso l’installazione è possibile ed è quindi “a norma”. Tant’è vero che per evitare abusi è obbligatorio comunicare alla società idrica che gestisce il proprio contratto per la fornitura del relativo servizio, l’avvenuta vendita ed in conseguente acquisto di ogni apparecchio tritarifiuti. In caso la zona in cui si abita non sia provvista dunque di depurazione e che non si possieda una adeguata autorizzazione comunale in merito, l’installazione di un tritarifiuti è del tutto vietata.

In fin dei conti però, i rifiuti organici sono fra i più facili e utili da riciclare ed è quindi eticamente giusto operare una differenziazione accurata anche di questa tipologia di rifiuto.

Cestelli estraibili in griglia metallica

Questi accessori, a differenza degli altri finora trattati, sono dei contenitori realizzati in una speciale griglia metallica che scorrono su delle guide metalliche, proprio come avviene per i cassetti e i cassettoni,  o che vengono applicati alle ante quando sono poco profondi.

Colonna da 45 attrezzata con cestelli fissi ed estraibili in griglia metallica

Sono principalmente destinati a contenere lo scatolame, i barattoli e le bottiglie, anche se non mancano coloro che gli utilizzano al posto dei normali ripiani in legno, in modo da potergli estrarre e migliorare quindi la praticità d’uso. E’ forse questo il motivo per cui questo tipo di accessorio si sviluppa molto spesso in mobili da cucina aventi uno sviluppo “verticale” come ad esempio le colonne dispensa e le basi più strette come quelle da 30 o 15 cm. Un’altra loro comodità consta nel fatto che pur permettendo un contenimento simile a quello di un qualsiasi ripiano in legno o vetro, il fatto di essere realizzati in griglia metallica consente agli oggetti in essi contenuti di avere una migliore aerazione. Questa caratteristica risulta estremamente utile per alcuni alimenti, come la pasta, la farina ed il pane che necessitano di essere conservati in ambienti freschi e perfettamente asciutti.

In merito alla possibilità di estrazione di questa tipologia di accessori, occorre fare una precisazione: esistono dei cestelli in griglia metallica che scorrono singolarmente (ovvero uno per uno) ed esistono invece dei cestelli che sono montati tutti insieme su di un unico solido telaio metallico, ovvero quello stesso su cui vengono montate le guide estraibili su cuscinetti. I primi, sono di solito cestelli in griglia fabbricati per essere montati su dei mobili di larghezza superiore ai 30/40 cm, mentre la seconda tipologia (ovvero quella installata su telaio) è molto più frequente da trovare su dei mobili base o a colonna di larghezza inferiore. Quest’ultimi infatti, sia per il loro peso che per il loro stesso funzionamento, sono più adatti per essere contenuti in mobili stretti,  ma sono anche quelli che permettendo l’estrazione contemporanea dell’intero contenuto del mobile, consentono una migliore comodità.

A proposito delle loro misure dunque, i cestelli estraibili in griglia a telaio unico sono disponibili nelle larghezze di 15, 30 e 45 cm, mentre quelli singoli si trovano solitamente in commercio in larghezza di 45, 60 e 90 cm. Circa la loro altezza i cestelli “singoli” vengono fabbricati in delle dimensioni del tutto simili a quelle dei normali cassetti, ovvero dai 10 ai 15 cm. Quelli invece montati su telaio unico hanno tre altezze: quella dei mobili bassi (anche detti basi, alti 70/80 cm), quelli delle colonne alte (circa 200 cm totale) e quelli delle colonne basse ( ovvero circa 140/150 cm totali). Un tipo di cestello molto comune da trovare all’interno delle cucine moderne è quello da 15 cm. Esso infatti permette di sfruttare uno spazio estremamente piccolo e stretto che non sarebbe possibile sfruttare altrettanto ottimamente in nessun’altra maniera. Nella maggior parte dei casi quello che lo contiene è un tipo di mobile che viene utilizzato come “riempitivo” ovvero come un elemento messo in una certa posizione, solamente per riempire completamente la parete dove viene posizionata la cucina, non mancano però coloro che intravedendo la comodità di tale accessorio, desiderano averlo nella propria cucina indipendentemente dalle sue dimensioni.

Cestello estraibile porta bottiglie in griglia metallica disponibile da 15 e da 30 cm

L’uso più comune di questo cestello è quello di porta bottiglie, esistono però anche in modelli più completi che consentono addirittura di inserirvi al loro interno tre file di barattoli, tant’è vero che, in entrambi i casi, il luogo più consono dove è opportuno posizione tale tipo di cestello è nei pressi del piano di cottura, dove potrà diventare un ottimo e pratico stipo ove riporre i barattoli di sali e spezie, nonché le bottiglie di olio, aceto, salsa di soia eccetera eccetera.

Lo stesso tipo di struttura e di scorrimento di questi piccoli complementi scorrevoli si trova anche nei cestelli di dimensioni superiori, come quelli delle colonne da 30 cm. Il concetto che anima questo tipo di prodotto è infatti più o meno sempre lo stesso: quello di rendere maggiormente fruibile uno spazio che, essendo stretto e molto profondo (60 cm)  complica la vita di chi deve prendere le cose posizionate posteriormente all’interno del mobile stesso. La colonna estraibile da 30 cm è per questo diventata un elemento abbastanza richiesto da chi deve far progettare e produrre la propria cucina componibile, in questo caso però, trattandosi alla fine di un accessorio dotato di un notevole peso è necessario tassativamente sapere che chi lo desidera dovrà andare incontro ad una spesa in tutto e per tutto proporzionata. A parte il costo del materiale (sempre importante in questo tipo di accessori) è la qualità la variabile discriminante. Una colonna estraibile da 30 cm deve infatti necessariamente essere dotata di un meccanismo di alta qualità, perché altrimenti si corre il rischio di trovarsi quasi subito in possesso di un mobile rotto. Le guide necessarie a far scorrere un meccanismo così grande e pesante, destinato ad essere aperto moltissime volte, devono possedere infatti dei requisiti di altissima resistenza e durevolezza.

Questi importanti accessori, sono comunque da considerarsi dei veri e propri “strumenti di lavoro”, in quanto capaci di migliorare le performance di utilizzo di ogni cucina componibile moderna e degna di essere denominata come tale,  ciò comporta che essi debbano essere usati con la dovuta attenzione e con la cura che ogni utensile da cucina del resto merita.

Meccanismi e attrezzature interne per la base angolo da cucina componibile

Eccoci arrivati ad un paragrafo che certamente susciterà l’interesse e l’attenzione dei più, ossia quello riguardante lo sfruttamento degli “angoli” da cucina, tramite apposite attrezzature. Da tempi immemorabili infatti gli angoli delle “basi da cucina (ossia dei suoi mobili bassi) hanno sempre rappresentato una sorta di  “croce e delizia” per ogni massaia e per tutti coloro che amano tenere ben ordinata la propria casa.

base angolo da cucina di 130 x 70 cm, con ripiano interno

Il problema è molto semplice e anche conosciuto: ci troviamo di fronte ad un mobile “base” che, pur possedendo un grande volume interno è molto difficile da sfruttare in maniera comoda e immediata. Ciò è dovuto proprio alla collocazione “angolare” di questo stesso elemento il quale, da un lato, è parzialmente coperto dalla profondità della cucina stessa che si sviluppa “girando” ad angolo in quel punto. Ciò rende impossibile la visuale completa del suo interno e rende anche abbastanza difficoltoso il suo stesso uso. Si è spesso costretti in questi casi ad operare una scelta: o usare solo la parte di mobile che ci si trova di fronte aprendo l’anta (tralasciando dunque tutto quello che poterebbe essere il volume nascosto), oppure riempire tutto lo spazio disponibile, senza preoccuparci troppo di quando dovremo tirar fuori proprio quel piccolo elettrodomestico o quella pentola, che abbiamo messo  nell’angolo nascosto.

Tutto ciò, se alcuni anni addietro non rappresentava un problema per la poca quantità di suppellettili che erano presenti in cucina, oggi giorno è diventato un vero e proprio “grattacapo”.

Come risolvere dunque il problema dell’angolo in cucina?

Partiamo dalla soluzione più semplice e ovvia: quella che prevede il semplice utilizzo di un ripiano. Quest’ultima, anche può apparire a prima vista una disposizione abbastanza banale,  rimane una delle più comuni e preferite per numerose ragioni. Per prima cosa stiamo parlando infatti del tipo di attrezzatura più economico con cui può essere attrezzato un angolo base, Secondariamente poi, bisogna tener presente che con un semplice ripiano centrale si ottiene il più completo sfruttamento dello spazio interno della base angolo la quale, non essendo in questo caso minimamente occupata ne da meccanismi, ne da griglie metalliche, può essere tranquillamente riempita fino all’ultimo centimetro. Certamente nel fare questo è necessario, come abbiamo detto, tener presente che qualsiasi oggetto si inserisca nella sua parte più recondita (ovvero quella nascosta dal fianco), per poterla recuperare sarà necessario spostare prima le altre cose che vi si trovano davanti. La difficoltà di questa operazione però, varia molto a seconda delle dimensioni dell’anta che abbiamo a disposizione per questo elemento, la quale, se ha una misura pari ad almeno alla metà della larghezza complessiva del mobile, permette di utilizzarlo abbastanza comodamente. La misura infatti preferita da chi adotta per la sua cucina questo tipo di angolo, è quella prevista per la base di 120 cm (130 con le nuove modularità standard) che, possedendo appunto un’anta di 60 cm, consente una visuale abbastanza completa del contenuto del mobile ed un’estrazione non eccessivamente faticosa delle cose che si ripongono al suo interno.

Base angolo con cesti estraibili a mezzaluna

Il problema diventa un po’ più complesso da affrontare quando si è costretti ad attrezzare una base ad angolo di dimensioni più contenute (come l’elemento da 90 o da 105/110 cm), in quel caso infatti le soluzioni alternative al ripiano sono davvero poche e l’uso di questi mobili rimane per questo più difficoltoso.

Se si ha ad esempio a che fare con una base angolo di misure ridotte, ma larga almeno 105 o 110 cm, è possibile allestire questo elemento con dei semplici cestelli girevoli. In questo caso si tratta di accessori spesso realizzati interamente in rete metallica, oppure in rete metallica e legno che, una volta opportunamente piazzati, possono essere estratti dalla loro sede con un movimento circolare, grazie alla loro forma a “mezza-luna”. Tale movimento posiziona i suddetti cestelli in modo completamente esterno alla base angolo e ciò permette di usare il loro interno in maniera molto semplice e comoda. In questo caso però, diversamente da ciò che avviene con il ripiano, non si ha uno sfruttamento completo dello spazio interno, in quanto la forma stessa dei cestelli -nonché lo spazio di cui questi necessitano per poter essere ruotati-  lasciano dei vuoti inutilizzati dentro il mobile. Nelle basi ad angolo dunque, a differenza di quanto avviene per il “ripiano”, più adatto ad oggetti voluminosi come le pentole e gli altri tipi di stoviglie, i cestelli girevoli sono più adatti a contenere oggetti piccoli e leggeri come le scatole ed i barattoli di alimenti. Con questo semplice meccanismo, infatti, i cestelli possono essere sfruttati comodamente in quanto, una volta estratti, consentono di vedere completamente il loro interno e di poterne disporre il contenuto con estrema semplicità.

Il costo di questo accessorio può variare molto a seconda della marca e del modello. Ve ne sono in commercio modelli molto semplici il cui prezzo non supera i cento euro, ve ne sono invece altri, più belli esteticamente e funzionalmente più evoluti, il cui costo può tranquillamente stare al di sopra dei 400 o 500 euro. Tale differenza dipende essenzialmente dal meccanismo utilizzato e dalla qualità degli elementi con cui l’attrezzatura è costruita. Anche in questo caso è inutile sottolineare quanto è importante saper opportunamente valutare quello che può essere l’accessorio più adatto a noi ed alle nostre specifiche esigenze.

Base angolo da 130 x 70 come meccanismo completamente estraibile

Chi ha a disposizione un’ampiezza maggiore di cucina, in cui inserire una base angolo grande almeno 120 cm, può oggi giorno contare su di una buona quantità di meccanismi estraibili di ultima generazione, molto belli ed estremamente funzionali.

E’ questa senza dubbio una delle maggiori “evoluzioni tecnologiche” che abbiano interessato la produzione delle cucine componibili moderne. Con l’evento dei cosiddetti “cestelli estraibili con meccanismo” da mobile angolo si è infatti riusciti a risolvere definitivamente il problema ancestrale di tutti i mobili angolari (basi, colonne e dispense) che possono essere inserite in una cucina.

Stiamo parlando di un meccanismo abbastanza complesso che viene applicato fra la scocca della base angolo stessa e la sua anta. Grazie a tale meccanismo aprendo il mobile, così come si fa con un qualsiasi cassetto, si estrae una prima serie di due cestoni i quali si portano dietro un telaio, a cui sono applicati altri due cestoni in griglia metallica di identica forma. Una volta completata l’apertura della base angolo i quattro cesti vengono in tal modo completamente resi visibili ed accessibili in tutto il loro intero contenuto. Il sistema in questione permette uno sfruttamento dunque quasi totale dell’interno del mobile -a differenza di ciò che avviene con i cestelli “a mezzaluna”- ma quel che è più importante è che tale sfruttamento non implica che una minima perdita di spazio. Anche in questo caso comunque, sia la forma che il sistema di apertura rende questa attrezzatura interna adatta solo a contenere oggetti “leggeri” come lo scatolame e gli alimenti conservati in barattolo.

Ma veniamo alla “nota dolente”, ovvero il prezzo del cestello estraibile da angolo di cui abbiamo adesso parlato. Esso è infatti senza ombra di dubbio il più costoso fra le attrezzature di questo tipo perché è forse l’accessorio interno da cucina più complesso da costruire. Il suo prezzo può infatti variare da un minimo di 300/400 euro (escluso del mobile che lo contiene fino a più di mille euro). I modelli a disposizione sono infatti molti e, a volte, anche molto diversi fra loro come forma e come tipologia di meccanismo. Anche in questo caso, la miglior cosa da fare per chi vuole questo tipo di attrezzatura è quella di operare una scelta che tenga presente sia il suo rapporto qualità/prezzo che le proprie effettive necessità.

Lo scolapiatti

Questo accessorio interno, anche comunemente detto “cola-piatti”, è un altra di quelle attrezzature presente nelle cucine componibili praticamente da sempre. Il suo uso era infatti originariamente fondamentale in cucina in quanto, come è noto, prima della diffusione massiccia della lavastoviglie, i piatti, i bicchieri, le posate e le pentole venivano lavati a mano e ciò obbligava ad avere un posto dove riporre queste cose perché esse si asciugassero. A questo scopo erano state “inventate” delle griglie metalliche che erano opportunamente dimensionate per essere posizionate all’interno dei pensili e realizzate in modo da alloggiarvi le stoviglie razionalmente.

Scolapiatti da 90 con doppia griglia

Per evitare che queste arrugginissero, erano solitamente rivestite in vernice o materiale plastico. La loro forma si è mantenuta fin da allora più o meno la stessa: una griglia in basso è “piana” per poggiarvi sopra i bicchieri capovolti, mentre quella in alto è “concava” per far si che i piatti posizionativi sopra vi si possano essere inseriti in posizione verticale. Tale disposizione è  quella che nel tempo è risultata la più consona e più agevole ad essere usata, tant’è vero che l’abitudine di usare lo scolapiatti, posizionando i piatti in verticale ed i bicchieri capovolti sulla griglia bassa, è tutt’ora molto presente nelle famiglie nonostante la presenza della lavastoviglie. Del resto, l’unica alternativa davvero valida alla presenza del cola-piatti è quella di usare uno dei tanti stipetti presenti in ogni cucina componibile, per inserirvi le pile dei piatti e quelle dei bicchieri, proprio come avviene per qualsiasi altro oggetto. La visuale immediata però che offre però lo scolapiatti, abbinata al suo facile uso, ne fanno spesso un accessorio comunque insostituibile, per tale motivo la maggior parte dei possessori di una cucina componibile moderna preferisce quindi avere e poter usare uno scolapiatti, non per farne l’uso che il suo nome suggerirebbe, ma piuttosto per utilizzarlo come un utilissimo contenitore, in cui i piatti ed i bicchieri sono ben divisi, visibili e comodissimi da prendere e da riporre.

In merito ai materiali costruttivi, attualmente gli scolapiatti vengono realizzati quasi esclusivamente in acciaio inox, in modo da non arrugginirsi e non subire le scalfitture a cui erano soggetti quelli usati fino agli anni ’90 in griglia metallica verniciata. I modelli in commercio variano a seconda delle dimensioni del mobile pensile in cui devono essere inseriti. Quelli più comuni rimangono quelli “doppi” in cui i piatti ed i bicchieri sono posti su due griglie differenti, le quali possono avere una larghezza di 45, 60, 90 o 120 cm. Questa disposizione però necessita di una altezza interna di almeno 66/70 cm, per questo motivo esistono degli scolapiatti ad un unica griglia che possono essere posizionati anche in mobili di altezza inferiore ai 40 cm.

Scolapiatti da 120 cm alto 36 cm con griglia unica a doppio utilizzo piatti-bicchieri

In questo caso l’unico ripiano scolapiatti è dotato di due zone in cui le griglie sono diverse a seconda degli oggetti che vi saranno posizionati, oppure di una unica griglia uniforme in cui possono essere posizionati indifferentemente sia i bicchieri che i piatti.

Un argomento molto interessante da affrontare in tema di scolapiatti è quello relativo alle loro aperture. In fin dei conti, pur trattandosi infatti di un normale “pensile”, con l’interno attrezzato tramite delle speciali griglie, il suo uso può essere condizionato dalla tipologia di ante di cui è dotato. Per capirne il motivo è sufficiente immaginarsi durante il lavaggio delle stoviglie e soprattutto durante il posizionamento delle stesse all’interno dello scolapiatti. In queste fasi le sue ante rimangono aperte per molto tempo  e ciò può essere causa di incidenti domestici, a causa della facilità con cui si può sbatterci la testa o altre parti del corpo. Per questo motivo, gli scolapiatti con ante verticali (anche dette “a battente”) vengono solitamente dotate di cerniere “a 180 gradi” in maniera che possano essere aperte completamente, restando aderenti al resto della mobilia e senza creare in questo modo, ingombri sporgenti e pericolosi. Un altro metodo di apertura che è diventato piuttosto popolare da qualche anno a questa parte è quello che prevede una tipologia di anta detta ” a vasistas”. Tramite questo sistema, un anta da scolapiatti (in questo caso, quasi sempre posta in “orizzontale”), permette di essere aperta e di rimanere sollevata in alto senza creare impicci.

Le attrezzature “esterne”

Finora abbiamo parlato di tutto quanto può essere utile per attrezzare la propria cucina, soprattutto per ciò che concerne l’interno dei nostri mobili. Le cucine moderne però prevedono l’inserimento e l’utilizzo di numerose attrezzature “esterne” che vengono di solito posizionate nello spazio presente fra basi e pensili. Del resto, questo intervallo di parete vuota, adibita quasi sempre a “paraschizzi” e rivestita in piastrelle o altri materiali, può effettivamente essere utilizzato anche per appendervi numerose cose.

Barra appendi mestoli in acciaio con sotto-pensili in legno

Le attrezzature esterne più semplici e comuni sono rappresentate dai classici Paletti “porta-mestoli” (detti anche “barre”) i quali, presenti sul mercato in tante fogge e modelli, sono considerati da molto tempo un valido aiuto per appendere canovacci, romaioli e tutti quelli accessori che conviene tenere a portata di mano. La loro forma può essere estremamente moderna o “classica” a seconda dello stile della cucina e possono essere attrezzati anche con dei comodi “porta-rotolo” e degli altrettanto utili ripiani “porta spezie”. La loro conformazione li rende adatti ad essere appesi sia in spazi vuoti della cucina, sia in prossimità del lavello e del piano di cottura, avendo però in questo caso cura di non appendervi cose infiammabili come gli strofinacci o i guanti da cucina in stoffa.

Un accessorio molto utile che accompagna da un po’ di tempo le “barre reggi-mestoli” è infatti il “gancio”, ovvero un piccolo pezzo di metallo ricurvo che permette di appendere indifferentemente oggetti metallici o in legno come i mestoli, oppure in tessuto come i canovacci o i guanti. I ganci, rappresentano un ottima soluzione perché permettono di attaccare alla barra molte diverse tipologie di oggetti, posizionandoli in ogni punto della sua lunghezza si desideri usare. Una buona barra reggi mestoli può essere lunga dai 60 ai 120 cm e per dirsi effettivamente completa deve essere accessoriata di almeno 4 ganci, un porta-rotolo e una mensola porta spezie.  Per le cucine moderne le barre reggi mestoli sono quasi sempre realizzate in acciaio inox, ma ve ne sono di molto eleganti anche in metallo nero.

A questi tradizionali accessori possono essere accostati anche dei veri e propri mobiletti “sotto-pensile” realizzati in abbinamento con lo stile della cucina che dovranno ospitarli. Questi possono essere composti da dei piccoli elementi a giorno, da una serie di piccoli cassetti, come anche dei veri e propri mobiletti porta spezie o porta rotolo.

Attraverso questo articolo abbiamo dunque cercato di affrontare un tema, come quello delle attrezzature interne da cucina, di cui effettivamente si parla poco e di cui si trovano in rete informazioni generiche ed insufficienti. Non bisogna dimenticare però che anche nell’effettuare questo tipo di scelta, nell’acquisto di una cucina componibile è sempre molto utile il consiglio di un professionista. Chi conosce i prodotti d’arredo sa infatti anche consigliare al meglio circa quelli che a prima vista possono sembrare solo dei dettagli, ma che spesso si rivelano invece fattori indispensabili per una buona riuscita di un arredo bello e veramente funzionale.


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